La Chiesa racchiude un notevole patrimonio artistico costituito da opere di scuola fiorentina dal XV al XVII secolo quali quelle di Lorenzo Monaco, Neri di Bicci, Bicci di Lorenzo, Francesco Granacci, Pier Dandini, Tiberio Titi, Francesco Curradi, Taddeo Baldini e Palma il Giovane.

Entrando nella Chiesa, a destra della porta d’ingresso è posta un’acquasantiera a pila, opera di ignoto scultore fiorentino, risalente al 1594, mentre sulla controfacciata destra è collocata una tela eseguita da Pier Dandini nel 1692, raffigurante la Decoltazione di San Giovanni Battista in ginocchio, nel momento precedente il martirio. In un’edicola in pietra serena del XV secolo, attribuita a Giovanni Tedesco, è posto un Crocifisso ligneo che fu condotto nel 1552 in San Giovannino dalle monache gerosolimitane dell’antico monastero di San Niccolò; un altare in pietra serena, attualmente collocata sul lato sinistro della parete d’ingresso, accoglie la tela della Natività di San Giovanni Battista di Tiberio Titi; nonché una Madonna con Bambino di autore ignoto eseguita in terracotta invetriata realizzata dalla manifattura Ginori nel XIX secolo ad imitazione delle robbiane quattro-cinquecentesche.

Nel 1472 la famiglia Petrucci aveva fatto erigere un altare la cui mensa ospita una tavola dell’ Annunciazione di scuola giottesca; sulla parete centrale, è collocato un dipinto su tavola sagomata databile al 1410-1415 rappresentante il Crocifisso tra i due dolenti, opera di Lorenzo Monaco. La volta della cupola è decorata con affreschi raffiguranti una Immacolata Concezione, realizzata dal Gherardini in collaborazione con Rinaldo Botti.

Nella navata sinistra è posta una pala d’altare, del 1488, l’Incoronazione della Vergine e Santi opera di Nei di Bicci. Sempre nella navata di sinistra addossato alla parete é collocato l’altare settecentesco che prima era l’Altare Maggiore della Chiesa rimosso in seguito alla trasformazione della liturgia negli anni Sessanta del secolo scorso. L’altare in marmi policromi ed il ciborio in argento vennero commissionati dalla badessa Maria Luisa Sesti all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze nel 1743 e la relativa spesa fu sovvenzionata da alcune monache. La mensa è sormontata da una parete leggermente incurvata decorata, alle estremità, da due volti di cherubino. Al centro e posto il ciborio alla cui base e collocata la croce dell’Ordine di Malta. Al di sopra e stato esposto, nel 1983, un dipinto raffigurante l’Ultima Cena attribuito a Palma il Giovane. Sempre nella navata sinistra, all’interno di un’edicola, si osserva la Natività di Gesù di Bicci di Lorenzo, datata 1435.

Sopra la porta d’ingresso della chiesa è posto un organo in legno intagliato datato 1581; sulla base, sorretta da mensole dorate, si dipartono due drappi sorreggenti un grande stemma della Religione di Malta dove è inserita un’iscrizione.

Fra i numerosi reliquari viene particolarmente ricordato un tabernacolo in legno del XVII secolo con guglie e cristalli, che racchiude costole, stinchi ed altre ossa di santi, martiri, pontefici, vescovi, confessori, vergini e sante. Un’altra reliquia, costituita da una costola di Santa Ubaldesca dell’Ordine gerosolimitano, fu donata nel 1706 in un bellissimo reliquiario dal Piore di Pisa Fra’ Tommaso del Bene il quale donò, altresì, alla sagrestia un Crocifisso con diverse reliquie di santi apostoli e santi martiri ed un frammento del legno della Santissima Croce.

Nella chiesa di San Giovannino dei Cavalieri sono poste ancora alcune lapidi sepolcrali appartenenti a Cavalieri e benefattori del monastero che attestano il prestigio goduto da questa chiesa rimasto inalterato nei secoli. Lungo la navata centrale si notano cinque lastre tombali di cui la prima ricorda le gesta del Cavalier Ferdinando che acquisì importanti cariche ed onorificenze all’interne dell’Ordine. Sulla controfacciata destra e posta la lapide tombale della famiglia Giani, mentre lungo la navata sinistra, di fronte l’affresco di San Michele Arcangelo, è collocato il monumento sepolcrale di Fra’ Angelo Martellino commissionato nel 1610 da Esaù Martellino per onorare lo zio morto nello stesso anno, il quale combatté valorosamente a Lepanto.

foto di Sailko

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